Le tracce fiorentine di uno dei più grandi innovatori della pittura italiana «Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido»: l’incredibile e rapidissima notorietà raggiunta da Giotto fu tale da guadagnargli una citazione nell’XI canto del Purgatorio, scritto da Dante quando l’artista era ancora in vita.
Non a caso Giotto diventa in breve tempo un vero e proprio mito artistico e culturale della sua epoca (e delle successive): da Firenze ad Assisi, da Padova a Napoli, ovunque lascia i segni di un’arte profondamente innovativa, che rompe gli schemi bizantini della pittura, acquisendo il senso dello spazio, del volume e del colore.
Ed è proprio un corpo pesante e reale nella sua plasticità quello del Crocifisso di Santa Maria Novella (databile fra il 1290 e il 1300), un Cristo colto da Giotto in tutta la sua dimensione plastica e terrena, che proprio da questa fisicità trae il suo senso spirituale più profondo.
Lo stesso, rivoluzionario realismo si ritrova in un’opera della maturità dell’artista, la Madonna in Maestà conservata agli Uffizi: un trono raffigurato con una prospettiva che, sebbene non sia ancora quella geometrica e scientifica del 400, è comunque verosimile; corpi riprodotti col le giuste proporzioni, colti in movimenti naturali, con ombre che fanno intuire la profondità e il volume. Tutti elementi assolutamente sconvolgenti per l’occhio di un osservatore del ‘300, abituato alla fissità schematica della pittura bizantina.
In un itinerario giottesco a Firenze non possono mancare gli affreschi delle cappelle di Santa Croce, la Bardi con la Vita di San Francesco e la Peruzzi con Storie di San Giovanni Battista ed Evangelista (due ulteriori cappelle affrescate non si sono conservate), il Polittico di Santa Reparata che si trova in Duomo, attribuito al Maestro con la collaborazione del "Parente di Giotto" e il Santo Stefano (conservato presso il Museo della fondazione Horne), riconosciuto come opera autografa dallo stesso collezionista inglese, anche se gli studiosi hanno avanzato dubbi.
In provincia, infine, nella Pieve di Borgo San Lorenzo, è conservato un frammento di una Madonna col Bambino, riscoperta nel 1985 sotto una ridipintura più tarda e considerata opera giovanile di Giotto. |