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Una delle Ville Medicee iscritte nel patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO è quella di Cerreto Guidi. La grande mole della Villa si distingue come elemento caratterizzante del paesaggio circostante e rende visibile la presenza del potere mediceo sul territorio.

villa-medicea-di-cerretoguidiChi volle edificare la villa di Cerreto sulla precedente Rocca dei Conti Guidi? Il Granduca Cosimo I de'  Medici (1519-1574) che frequentò queste terre ricche di boschi e particolarmente adatte alle battute di caccia della corte. La villa fu costruita tra il 1564 e il 1567. I lavori per la costruzione della villa iniziarono nell’inverno del 1564 e si protrassero fino al 1567, con una pausa intermedia di un anno circa.

Rispetto a modelli precedenti questa villa ha degli elementi di novità nelle soluzioni volumetriche e in alcuni particolari formali delle facciate, caratterizzati dalla sobrietà degli aspetti decorativi, ridotti a pochi elementi, il bugnato intorno al portone, le cornici e mensoline delle finestre, e dal valore di codici evocativi di riconoscibilità del disegno della committenza principesca, che insisteva sulla sobria semplicità e sulle soluzioni tradizionali: il tetto a padiglione, le volte a botte o a crociera intonacate, i solai in legno, i pavimenti in cotto, tutti elementi affiancati alla regolarità e ripetitività del disegno delle facciate.

Una tragedia segnò la storia della Villa, visto che qui fu uccisa Isabella, figlia prediletta di Cosimo I e di Eleonora di Toledo, andata in sposa nel 1558, al compimento dei suoi sedici anni, a Paolo Giordano della potente famiglia romana degli Orsini.

Colpevole del tradimento del marito, Isabella fu assassinata per strangolamento con l’aiuto di sicari, per lavare l’onta, proprio nella Villa di Cerreto Guidi nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1576. Una rievocazione storica ricorda quei fatti, La Notte di Isabella.

Oggi la Villa Medicea ospita il Museo Storico della Caccia e del Territorio, che occupa in parte le sale del piano superiore ed è dedicato soprattutto alle armi da caccia e da tiro e loro pertinenze, nell’arco temporale che va dal medioevo all’età moderna.

Ve ne sono conservati oltre 500 esemplari, in parte provenienti dall’eredità dell’antiquario Stefano Bardini e acquisita allo Stato Italiano solo nel 1997, in parte dismesse dalle autorità di polizia, in parte provenienti da depositi, donazioni e prestiti temporanei.

Dal 2002 accoglie una importante quadreria, dipinti provenienti dalle raccolte medicee, per lo più rappresentativi dell’iconografia granducale, ma soprattutto offre un’ampia e selezionata esposizione di opere delle più diverse tipologie artistiche ed epoche, dall’antichità al Novecento, provenienti dalle collezioni Bardini e presentate, soprattutto per quanto riguarda i manufatti lapidei, anche nelle logge esterne e negli ambienti sottostanti le “scalere” disegnate da Bernardo Buontalenti.


 

Pubblicato il 26/6/2017

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