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Nell’anno del “Giubileo della Misericordia”cioé il 2016 è stato riaperto al pubblico, con un allestimento completamente rinnovato, il Museo della Misericordia di Firenze.

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Anche il turista più distratto avrà notato alcune ambulanze parcheggiate all’angolo fra Piazza del Duomo e via Calzaioli. Qui si trova la sede storica, dal 1576, della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, un’istituzione antichissima fondata nel 1244 da San Pietro Martire, che non ha mai interrotto la sua missione di carità e solidarietà. Nata “con lo scopo di assistere ed accompagnare agli ospedali gli ammalati o le vittime di accidenti e di togliere dalla strada i cadaveri”, nel corso dei secoli ha visto diversificare sensibilmente le proprie attività caritatevoli.  Di fondamentale importanza è stato il suo contributo nei periodi più difficili della storia della la città, come durante le numerose calamità: epidemie (fra le quali la terribile peste nera del 1348 che dimezzò letteralmente la popolazione), guerre, alluvioni (ultima, di una lunghissima serie, quella del 1966).

Il museo, allestito dopo tre anni di lavoro nelle quattordici sale del quarto piano,  comprende oltre ottanta pezzi (fra dipinti, oggetti, arredi, documenti) che racchiudono sette secoli di storia, frutto di commissioni artistiche originarie,  lasciti  e donazioni da parte dei confratelli.
Nella sezione artistica troviamo opere prevalentemente a soggetto religioso, che spaziano dal quindicesimo al ventesimo secolo: Benedetto da Maiano, Della Robbia, Santi di Tito, Giovanni Antonio Sogliani, Giambologna, Carlo Dolci, Valentin de Boulogne, Pietro Annigoni, Elisabeth Chaplin, solo per citare i nomi più rappresentativi. Ricorrono spesso, oltre al tema iconografico della “Madonna con bambino”, le rappresentazioni delle principali attività della confraternita, nonché dei due protettori della Misericordia, San Sebastiano e Tobia. Ecco il motivo di questa scelta. Sebastiano, ufficiale dell’esercito imperiale all’epoca di Diocleziano, convertitosi al cristianesimo, si distinse per il soccorso ai propri confratelli perseguitati, nel sostenimento dei carcerati e nella sepoltura dei martiri; inoltre veniva spesso invocato anche come protettore contro la peste. Tobia, invece, protagonista dell’omonimo libro della Bibbia, si contraddistinse per aver dato degna sepoltura ai fratelli ebrei durante l’esilio babilonese.

Di grande interesse sono anche i numerosi oggetti di uso quotidiano della confraternita: l’abito tradizionale, originariamente rosso e poi nero, con la “buffa” (la parte inferiore del cappuccio che, lasciando solo due buchi in corrispondenza del volto, celava l’identità del confratello poiché il bene doveva essere svolto in forma anonima), i mezzi di trasporto (dalla originaria cesta detta “zana” ai cataletti, al carro-lettiga… precursori delle moderne ambulanze), gli strumenti medici, il libro con i primi capitoli, i bussolotti utilizzati per le votazioni. Un po’ ovunque troviamo l’emblema della Misericordia: il giglio di Firenze sovrastato da una croce fra le lettere F (“Fraternitas”) e M (“Misericordiae”).
Il percorso museale è arricchito da alcuni video che illustrano la storia della Misericordia ed i servizi che, oggi, l’Arciconfraternita svolge. Ben fatti anche i pannelli informativi, in italiano e inglese, che accompagnano il visitatore nelle varie sale.

La visita può essere estesa ad altri ambienti del complesso (l’oratorio conserva opere di Ghiberti, Luca della Robbia, Benedetto da Maiano), così come al vicinissimo Museo del Bigallo, sul lato opposto di via Calzaioli. In quest’ultimo - sede precedente della  Misericordia per circa due secoli – si ammira la famosissima Allegoria della Misericordia (scuola di Bernardo Daddi, 1342) con la raffigurazione della più antica veduta di Firenze.

Dal 1° marzo 2018 si visita con un biglietto cumulativo, del costo di 16 euro, che comprende il Museo dell'Opera del Duomo e che è acquistabile presso le casse dell’Opera di Santa Maria del Fiore in Piazza Duomo: ha durata di 72 ore dal primo ingresso in uno dei due musei.

 

 

 

Pubblicato il 26/2/2018

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