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Una mostra personale del famoso artista albanese, Helidon Xhixha, le cui inconfondibili sculture in acciaio inox popolano il giardino di Boboli.

Dodici sculture sono disseminate all’interno del più celebre giardino di Firenze, parte del complesso monumentale di Palazzo Pitti. E proprio di fronte al palazzoxhixhasmallest altre due sue sculture ("Conoscenza e Infinito") fungono da introduzione e richiamo alla mostra.

Nato a Durazzo nel 1970 e attivo fra Milano e Dubai, Xhixha si è recentemente affermato nel panorama internazionale dell’arte contemporanea, grazie soprattutto ad una serie di monumentali creazioni realizzate nel suo materiale preferito, l’acciaio inox riflettente, che ha finito per diventare la sua cifra stilistica. La Biennale di Venezia del 2015 e quella londinese del Design e di Pietrasanta (entrambe nel 2016) sono le mostre più recenti, nelle quali l’artista ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico.

Il paradigmatico titolo della mostra al giardino di Boboli sembra riproporre il rapporto fra ordine e caos in natura – è un Leitmotiv dell’artista, particolarmente affascinato dalle grotte di cristallo di Naica in Messico, sua principale fonte di ispirazione - e le sue creazioni sembrano riflettere questa misteriosa relazione. Il verde delle piante, l’azzurro del cielo e tutti i colori del giardino di Boboli dialogano con queste sculture, venendone moltiplicati in caleidoscopiche e stupefacenti rifrazioni. Solo apparentemente casuali, ma in realtà ben studiati, sono i rapporti proporzionali e le corrispondenze fra le singole parti (ora distorte, ora lineari, ora frantumate) delle sue opere… “riflessioni”, in tutti i sensi, su analoghi concetti filosofici, come realtà e apparenza, concretezza e caducità. Di grande impatto fu la sua installazione, "Iceberg", alla Biennale di Venezia del 2015: una colossale scultura, sempre in acciaio inox, che galleggiava sul Canal Grande, a sottolineare la fragilità della città lagunare, ma anche la minaccia sempre più concreta del riscaldamento globale, e delle sue preoccupanti conseguenze per l’umanità intera.

Con questa mostra Firenze conferma sempre più l'apertura verso l'arte contemporanea. Dopo aver recentemente ospitato mostre di artisti contemporanei di grandissimo richiamo, come quelle a Palazzo Strozzi di Ai Weiwei e poi di Bill Viola - ma anche di Jan Fabre, Jeff Koons, John Currin e quelle attualmente in corso al Forte Belvedere, "Ytalia", e al Museo Stefano Bardini di Glenn Brown - anche il giardino di Boboli apre le porte alle nuove correnti artistiche, cogliendo l'occasione per un fertile dialogo fra passato, presente e futuro.  

Giardino di Boboli
27 giugno - 29 ottobre 2017


Pubblicato il 2/8/2017

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