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Conoscere Firenze con Vasco Pratolini

Le vie e i borghi della sua Firenze, dove si intrecciano le vicende di Metello, dei “poveri amanti” e di tutti i personaggi ritratti nei suoi libri.

Nato nel 1913 nel popolare quartiere fiorentino di San Frediano, Vasco Pratolini è stato uno dei più significativi interpreti della letteratura italiana del Novecento. Con i suoi libri ha fatto conoscere al mondo la vita dei quartieri di Firenze, le storie private intrecciate alla Storia difficile di una città scossa dalla guerra.

Pratolini alternò il lavoro di tipografo alla lettura dei classici, fino a incontrare Elio Vittorini che lo introdusse nell’ambiente letterario, dove fondò, con Alfonso Gatto, la rivista “Campo di Marte”, soppressa dopo appena un anno dal Fascismo. Trasferitosi a Roma, pubblicò il suo primo libro di racconti Il tappeto verde, partecipando alla lotta della Resistenza e sempre degli anni ’40 sono Il quartiere e Cronaca familiare.

Per un po’ abitò anche a Milano, dove lavorò come giornalista, mentre a Napoli scrisse Cronache di poveri amanti, Un eroe del nostro tempo, Le ragazze di San Frediano. Ritornato di nuovo a Roma, Pratolini pubblicò Metello, il celebre romanzo storico della trilogia Una storia italiana, che contiene altre due opere: Lo scialo e Allegoria e derisione.

Tipografo, cameriere, scrittore, giornalista, insegnante: Pratolini era un uomo poliedrico, di grande talento, che divenne anche sceneggiatore collaborando a film famosi come Paisà di Roberto Rossellini, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti e Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy.

Massimo Ranieri in MetelloLa critica ha definito l’opera corale di Pratolini come la poesia della vita cittadina, della povera gente, quella delle vie e dei quartieri popolari di Firenze. Via de’ Magazzini e via del Corno sono le strade dove lo scrittore, orfano di madre, ha abitato con i nonni, divenute poi lo sfondo dei suoi romanzi.

A via de’ Magazzini dedica proprio un intero scritto, mentre in via del Corno si svolgono le vicende di Cronache di poveri amanti, in cui vengono citate e descritte anche via della Robbia, Le Cure, via del Torrente Africo, da cui si intravedeva l’orologio del campanile di Coverciano. Sempre di quegli anni è Cronaca familiare (1947), che narra il rapporto intimo e privato con il fratello scomparso, rammentando via della Pergola, via Ricasoli, piazza del Carmine e porta San Lorenzo.

Ma la Firenze del Novecento è descritta soprattutto nel romanzo Il quartiere, negli intrecci amorosi dei giovani di Santa Croce. Qui c’è un trionfo di piazze, strade e vicoli come via Pietrapiana, che tagliava in due il quartiere, via de’ Pepi, dove si andava a fare all’amore, via Rosa, via dell’Agnolo con Borgo Allegri e piazza Beccaria con il suo andirvieni serale.

Nel quartiere di Santa Croce vediamo anche Metello, il protagonista dell’omonima opera ideata da Pratolini al Cestello di San Frediano, dove anarchici, socialisti e associazioni di lavoratori si incontravano. Alcuni di loro, come Metello, furono imprigionati al carcere delle Murate, che oggi ha lasciato il posto a ristoranti e appartamenti. San Frediano fornì lo spunto anche per l’ambientazione del romanzo popolare, intitolato appunto Le ragazze di San Frediano, insieme a Borgo Stella e Le Cascine, e lo troviamo di nuovo descritto ne Lo scialo, romanzo che ricostruisce minuziosamente il periodo tra il 1910 e il 1930 attraverso spaccati di storie della piccola e media borghesia fiorentina vissuti nelle piazze D’Azeglio, S. Maria Novella, della Repubblica, nelle vie de’ Calzaiuoli, de’ Cimatori, G. da Verrazzano, presso la chiesa dei Ss. Apostoli, in San Lorenzo, il Pignone, San Niccolò e San Miniato.

Pratolini è morto a Roma nel 1991.

 
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