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Itinerario nel Mugello fra Vaglia e San Piero a Sieve Partendo da Firenze imboccata via Bolognese (strada statale n. 65 della Futa) - antica via tra Firenze e Bologna su cui sorsero ville, castelli e molti "spedali" per pellegrini e viandanti - si giunge, passati gli abitati di Pian di San Bartolo e Montorsoli e dopo aver costeggiato lo splendido e storico parco della Villa Demidoff, a Pratolino.
Il Parco, voluto da Francesco I per la sua amante Bianca Cappello, fu progettato da Buontalenti come giardino di meraviglie ed era rinomato soprattutto per gli sfarzosi giochi d'acqua.
Si prende a destra la via di Bivigliano e dopo circa 500 mt. a sinistra si trova la quattrocentesca Pieve di San Cresci a Macioli con campanile romanico. La facciata ha una graziosa cornice di coronamento in mattoni e la porta in pietra con ricche decorazioni in stile dorico. I restauri quattrocenteschi sono dovuti al Pievano Arlotto, famoso per le sue burle. A Bivigliano in posizione panoramica è l’antica chiesa romanica di S. Romolo già esistente prima dell’anno 1000. Conserva nell’abside una pala d’altare di terracotta invetriata di Andrea della Robbia e in una nicchia presso il fonte battesimale una statua lignea di San Giovanni Battista del XV sec.
Nelle immediate vicinanze di Bivigliano, dominante tutta la vallata del Mugello è il Convento di Montesenario dei Padri Serviti, al quale si accede, oltre che per una larga strada asfaltata costeggiata da altissimi abeti, anche seguendo a piedi la suggestiva vecchia strada lungo la quale sono edificati i tabernacoli della Via Crucis. L’eremo di Montesenario è una delle più importanti emanazioni religiose fiorentine: difatti in questa località l’8 settembre 1233, nel giorno della Natività di S. Maria, sette monaci fiorentini, abbandonando la vita agiata, si ritirano a vita eremitica fondando così l’ordine dei Servi di Maria. La chiesa originaria fu edificata nel 1241 dove sorgevano le prime abitazioni dei Sette Santi Fondatori. Il complesso chiesa-convento, ingrandito ed arricchito da Cosimo I de’ Medici nel 1539, fu ristrutturato in forme barocche nel 1717 e ancora nel 1888. La Torre dell’Orologio fu eretta nel 1834. All'interno della chiesa decorata da stucchi barocchi (XVIII sec.) sono conservati numerosi pregevoli dipinti secenteschi, tra cui un'Adorazione dei Magi del Cigoli. Di notevole interesse il coro ligneo intagliato in eleganti forme barocche nel 1707. Nella Cappella dell'Apparizione si conserva una Pietà in terracotta policroma, opera del Lottini. Nel refettorio secentesco, è un'Ultima Cena di Matteo Rosselli. Rivolgendosi ai religiosi si può accedere al chiostrino quattrocentesco dell’antico convento e all’ampia terrazza panoramica, costruita nel ‘600 al di sopra della grande cisterna sottostante, capace di 9.000 hl d’acqua. In basso, all’inizio della pendice nord di Monte Senario, si possono visitare due grotte che furono le prime abitazioni dei Sette Santi Fondatori. La grotta di San Filippo Benizi è formata da grossi macigni ed è preceduta da un tempietto in pietra, eretto nel 1629, dove i pellegrini attingono acqua per avere la protezione del Santo. La vicina grotta di Sant’Alessio Falconieri, morto nel 1310 all’età di 110 anni, è un piccolo nudo antro, con una lapide che ricorda il Santo. Da essa una scaletta ricavata nella roccia scende ad un antico romitorio, costruito nel 1601, dove vivevano alcuni eremiti. <>La farmacia del convento produce e vende il noto liquore Gemma d’Abete. Ospitalità per i pellegrini: SEMPRE APERTO: tel. 055406441 - 055 406442
Da Bivigliano si scende all’abitato di Vaglia, già feudo dei Vescovi fiorentini che eressero a circa 1 km dal paese la Pieve di San Pietro nell’VIII sec. L’edificio, completamente modificato ed ampliato nel ‘700, conserva dipinti secenteschi di notevole pregio, il Crocifisso ligneo che la tradizione popolare vuole attribuito al Giambologna, e alcuni lavori robbiani. Continuando per via Bolognese si oltrepassano i borghi di Tagliaferro e Campomigliaio e poco prima di San Piero a Sieve, al bivio di Novoli si volge a sinistra per Barberino di Mugello. Lungo il percorso si tralascia sulla sinistra una stradella bianca che porta al Castello del Trebbio commissionato a Michelozzo nel 1461 da Cosimo de’ Medici e poco oltre si incontra la splendida villa medicea di Cafaggiolo.
Poco prima di Barberino sulla strada per Montecuccoli, un breve tratto a sinistra porta alla Pieve di S. Andrea a Camoggiano, caratterizzata da una elegantissima facciata a loggetta del 1470, con vestibolo, porticato con colonne e frontone triangolare: i riferimenti stilistici col prospetto della Cappella dei Pazzi sono evidenti. All’interno della canonica si trova uno splendido chiostro con loggiato sorretto da esili colonne con capitelli in stile ionico. La chiesa, ad una navata, conserva un notevole fonte battesimale robbiano in terracotta invetriata bianca e oro.
Oltrepassata la piazza principale di Barberino di Mugello si percorre la strada che costeggia i giardini pubblici; dopo il ponte sul torrente Stura, situata in posizione leggermente sopraelevata rispetto al paese, si trova la Badia di S. Maria a Vigesimo. Questa abbazia vallombrosana, ampiamente ristrutturata nel sei-settecentesco, rappresenta un saliente episodio di arte barocca. La facciata è costituita da un loggiato scandito da lesene e arricchito da due statue, cornici mosse e volute laterali con fastigi. L’interno decorato da stucchi conserva dipinti sei-settecenteschi. Notevoli gli altari laterali, i due confessionali in noce con intagli "rocaille" e la cantoria con lo splendido organo, dal prospetto intagliato e decorato.
Da Barberino si prosegue sulla provinciale a nord verso S. Gavino (dove è la Pieve di S. Gavino Adimari eretta nel 1037 dai Conti Alberti di Mangona) rientrando poco dopo sulla via Bolognese per salire sino al Passo della Futa. Qui è il più grande cimitero militare tedesco in Italia (vi sono seppelliti 30.683 caduti), con un grande monumento visibile da lontano.
Dal Passo si continua fra pascoli e belle abetaie sino a Covigliaio (qui si fermarono Nicola I Zar di tutte le Russie, il poeta Byron, Papa Pio IX) proseguendo poi per Firenzuola. Poco prima di giungervi, sulla destra, si trova una stradella che conduce a Cornacchiaia e alla Pieve di S. Giovanni Battista Decollato. Sorta lungo l’importante via medioevale "di S. Agata", la pieve presentava notevoli analogie costruttive con la Pieve di S. Agata collocata al di là dello spartiacque appenninico.
Da Firenzuola, "terra murata" costruita attorno al 1332 dalla Repubblica Fiorentina, l’itinerario continua sulla via Imolese per il Passo del Giogo. Giunti al piccolo abitato di Rifredo si prende a sinistra la strada per la vicina Badia di S. Pietro in Vincoli di Moscheta. Fondata nel 1034 dal Beato Rodolfo dei Galigai, dell’ordine vallombrosano di S. Giovanni Gualberto, della costruzione originaria resta solo un grosso muro con un arco spezzato. Infatti la tradizione racconta che il Galigai avrebbe costruito un convento troppo vasto, che fu distrutto dal vicino fiume gonfiatosi in seguito alle preghiere di S. Giovanni Gualberto, fautore di maggiore umiltà. Nella più recente Badia del XIV sec., notevole è il cortile porticato. In un locale all’interno vi è la sorgente di Moscheta. Nei locali a sinistra dell’ingresso è allestito un rifugio per escursionisti, che da anni frequentano questa località immersa in una verdissima area protetta ricca di emergenze florofaunistiche.
Valicato il Passo del Giogo si scende, fra vaste pinete prima, boschi di castagno e quercie poi, sino ad incontrare Scarperia , "terra nuova" fondata come Firenzuola dalla Repubblica Fiorentina nel 1306 a difesa della nuova strada del Giogo. La parte antica racchiusa fra alte mura, delle quali sono ancora visitabili lunghi tratti, conserva il regolare impianto originario impostato sull’asse della vecchia via Imolese con strade minori ad assi paralleli o ortogonali. Sulla piazza centrale, dov’è l’imponente Palazzo dei Vicari (1306) che rappresenta il simbolo indiscusso degli stretti legami che legarono Scarperia a Firenze, si trova l’Oratorio della Madonna di Piazza dove, secondo la tradizione, si compiva la solenne cerimonia nella quale i Vicari prendevano possesso del loro ufficio e ricevevano il giuramento di obbedienza dei Podestà del Vicariato. E’ un’elegante costruzione quattrocentesca con la facciata scandita da un portale ed eleganti bifore in pietra serena. L’interno è a volte a crocera ornate di affreschi attribuiti a Jacopo del Casentino, autore del prezioso dipinto su tavola con la Madonna in trono col Bambino e angeli, posto sotto a un agile tempietto tardogotico. La Madonna è inserita in una pregevolissima cornice marmorea a forma di tabernacolo, con basamento e lunetta, opera di Mino da Fiesole. Sempre sulla piazza si trova la Propositura dei SS. Jacopo e Filippo, già chiesa di un convento agostiniano, del quale resta parte del chiostro quattrocentesco. All’interno affreschi quattrocenteschi, un Crocifisso ligneo del Sansovino, un tondo marmoreo di Benedetto da Maiano (XV sec.), un tabernacolo per gli oli santi di Mino da Fiesole.
Da Scarperia è consigliata una breve deviazione alla vicina Pieve di S. Agata posizionata su una delle più importanti vie di comunicazione del medioevo: la "via di S. Agata" che metteva in comunicazione Firenze con Bologna attraverso il Passo dell’Osteria Bruciata. Il paese si sviluppò intorno alla Pieve, il più insigne edificio sacro del Mugello. Eretta prima del 1000, ha subìto vari restauri, pur mantenendo, nel complesso, la struttura originaria. Costruita in bozze di pietra alberese, con elementi di arenaria e serpentino verde, ha un interno a tre navate divise in quattro campate da alte colonne di pietra alberese su cui poggia direttamente, con originale soluzione architettonica, la travatura lignea della copertura a due spioventi. Sul fianco sinistro della Pieve è un antico quadrato d’angolo a scacchiera con bozze alternate di alberese bianco e serpentino verde. All’interno una tavola lignea di Giovanni del Biondo raffigurante la Madonna delle Grazie, a cui si rivolgevano le donne in gravidanza (l’immagine fu portata più volte in processione in occasione di terremoti e in altri gravi avvenimenti), una tavola con la Madonna col Bambino che porge l’anello a S. Caterina d’Alessandria con predella opera di Bicci di Lorenzo, un fonte battesimale cinquecentesco costituito da un blocco ottagonale di pietra arenaria circondato da una balaustra costituita da sette lastre marmoree all’ambone.
Ritornati a Scarperia si continua sulla via Imolese per S. Piero a Sieve; a circa 3 km dall’abitato sulla sinistra, su un vicino poggetto è la Pieve di S. Maria a Fagna, risalente al X sec., ma con aspetto tardo gotico dovuto ad un radicale rifacimento del 1770. Del periodo romanico conserva, di marmo bianco e serpentino verde, un pulpito poligonale a sei specchi con intarsi sostenuto da tre colonnette con capitelli e un fonte battesimale ottagonale con otto formelle.

Poco prima di S. Piero a Sieve, sulla sinistra, per una strada secondaria, si giunge ad uno dei più antichi conventi toscani: il Convento di Bosco ai Frati, al centro di una ampia e folta cerreta. Il convento, fondato prima dell’anno 1000, fu donato nel 1206 a S. Francesco, che vi fece installare i confratelli nel 1212. Vi soggiornò anche S. Bonaventura cui è dedicata la chiesa del convento. Nel 1420 fu acquistato da Cosimo de’ Medici e riedificato quasi completamente su disegno di Michelozzo, che ingrandì la chiesa con il campanile e la sagrestia e realizzò sopra la sagrestia il dormitorio. A Michelozzo sono attribuiti anche il refettorio, la facciata della chiesa, lo splendido porticato scandito da possenti pilastri cilindrici e dotato di una cisterna. Molti furono i doni preziosi lasciati dai Medici al convento e fra tutti emerge il prezioso Crocifisso ligneo attribuito a Donatello, oggi conservato nel piccolo Museo di Arte Sacra annesso al convento.
Ritornati a San Piero a Sieve, importante crocevia dove si trovano le più antiche proprietà dei Medici, merita una visita la Pieve di S. Pietro dove fu pievano tra il 1482 e il 1529 Leonardo di Bernardo de’ Medici, Vescovo di Forlì (le insegne di famiglia si trovano sulla porta principale). E’ dovuto al mecenatismo mediceo lo spettacolare fonte battesimale in terracotta policroma invetriata, eseguito dalla bottega dei della Robbia nel 1518. Sull’altar maggiore è un Crocifisso ligneo attribuito a Raffaello da Montelupo. Da S. Piero a Sieve si ritorna a Firenze per via Bolognese |